AGRI-CULTURA

Circa 10.000 anni fa, aveva luogo la più grande delle rivoluzioni, quella che ci ha trasformato da cacciatori-raccoglitori in agricoltori. Fino ad allora l’essere umano è sopravissuto sulla Terra alimentandosi con piante ed animali selvatici. Vivevano in gruppetti di 20/40 persone e si spostavano di accampamento in accampamento alla ricerca di cibo, seguendo la migrazione della selvaggina e la maturazione dei frutti e dei semi.
Il loro cibo era certamente locale, biologico e stagionale. Poi alcuni gruppi di persone hanno cominciato ad allevare e coltivare il proprio cibo. Hanno iniziato ad addomesticare alcuni animali (maiali, capre e pecore) e a realizzare i primi orti. Servirono secoli ovviamente per passare da una società di cacciatori-raccoglitori ad una di agricoltori, ma pian piano questo nuovo modello andò affermandosi, dando all’uomo la possibilità di nutrirsi grazie a quanto coltivato ed allevato senza più la necessità di spostarsi continuamente alla ricerca di cibo.

L’uomo è comparso sulla Terra 250.000 anni fa, ma è grazie alla invenzione della agricoltura (10.000 anni or sono) che si è evoluto rapidamente ed ha dato vita alla società in cui viviamo.

Per capire ancor più l’importanza dell’agricoltura occorre riflettere sul fatto che la specie umana è l’unica in grado di prodursi il cibo da sè, di trasformarlo, di cuocerlo. Questo non accade per nessun altro essere vivente, che trova direttamente nella natura il cibo, che consuma tal quale.

“Mangiare è un atto agricolo”
(Berry Wendell), è vero solo da 10.000 anni. Non so a voi, ma a me questi numeri provocano una sorta di vertigine. Faccio molta fatica a pensare che non sia stato sempre così e ancor peggio che, se parametriamo la storia dell’uomo sulla Terra ad una giornata di 24 ore, l’agricoltura è nata da meno di un’ora e l’uomo ha iniziato ad utilizzare prodotti chimici da poco più di 20 secondi e prodotti geneticamente modificati da circa 10 secondi.
Da quando l’uomo ha capito come coltivare le piante, ha iniziato subito a selezionarle, privilegiando quelle più appetitose, tenere, dolci, grasse e ricche di amido. Questa selezione è continua e caratteristica dell’agricoltura, che in seguito ha aggiunto altri fattori importanti per la selezione delle varietà, quali la produttività, la resistenza alle malattie, i tempi di maturazione, la durata dopo il raccolto, la grandezza. Quando l’agricoltura è diventata industrializzata questo processo di selezione è stato ancor più esasperato, mettendo al primo posto il profitto, a discapito dell’ambiente, della biodiversità e della salute.

In tutti questi anni in generale il cibo che noi mangiamo oggi è diventato qualcosa di assolutamente diverso dall’originario, molto più carico di zuccheri, di grassi e amidi, ma con molto meno fitonutrienti, proteine e antiossidanti; seguendo i propri gusti ed i propri interessi l’agricoltore ha prodotto un frutto molto meno nutriente e salutare dell’originale (i fitonutrimenti più benefici hanno un gusto acido, aspro o amaro e quindi sono stati scartati). Il detto una mela al giorno toglie il medico di torno, oggi non è più valido, in quanto, ad esempio, una mela golden di oggi, possiede un quantitativo così basso di fitoalimenti e così alto di zuccheri , da aggravare anzichè migliorare lo stato di salute.

La rivoluzione di oggi si chiama “agri-cultura”. Significa produrre un cibo che oltre ad essere coltivato con metodi naturali, biologici, biodinamici, deve essere selezionato in base alle qualità nutrizionali che possiede, ricercando le varietà più ricche di fitonutrienti.

Occorre per certi versi fare un processo inverso a quello fatto da chi ci ha preceduto, andando a recuperare ciò che era stato scartato o a selezionare anche nuove varietà che posseggano queste caratteristiche, garantendo la biodiversità e stando comunque alla larga dalla tentazione degli organismi geneticamente modificati di cui non abbiamo nessuna esperienza e garanzia di essere innocui, a fronte di uno sfruttamento certo dei coltivatori e dei terreni.
Non è sufficiente parlare di varietà antiche; dipende da quale strada hanno fatto per arrivare fino a noi, di quanto nei secoli si sono discostate dal prodotto originario.
Occorre riportare al centro del progetto agricolo, il potere nutrizionale e immunitario del cibo, perchè questo possa essere veramente cibo e medicina, fonte di energia e di benessere.

Dobbiamo passare da un sistema che privilegia l’aspetto integro, il dolce, la produttività, ad uno che mette al primo posto il valore energetico e nutrizionale del nostro cibo.
Serve ricerca, serve conoscenza, serve consapevolezza. La soluzione non è, come suggerisce la paleo dieta, di tornare a cibarci di erbe e frutti selvatici o selvaggina (sarebbe uno sport per pochi eletti), ma di produrre utilizzando una nuova unità di misura: al posto dei kg, i nutrienti.

Per ottenere il massimo dal cibo occorre lavorare su tutto il suo percorso, dal campo alla tavola. La stagionalità, la freschezza, le modalità di conservazione, il lavaggio, la scelta del prodotto, il consumo a crudo o, quando serve, il tipo di cottura, i condimenti, le spezie. Un mondo totalmente sconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone.

Questo è il compito che ci tocca, per nulla semplice: informare, rendere le cose semplici, comprensibili e condivisibili. Ma non fu semplice neppure per i nostri antenati convincere i loro compagni a passare da una vita di caccia e raccolta, ad una da coltivatori e allevatori. Hanno iniziato piantando dei semi e condividendo i risultati. Vale lo stesso per noi.
A maggio festeggiamo i 25 anni di Terra e Sole, circa 8 secondi della giornata ideale della vita dell’uomo sulla Terra. 8 secondi spesi beni, a piantare semi per il futuro e a incoraggiare, aiutare, migliaia di persone a intraprendere un nuovo percorso, nel rispetto della natura e degli altri esseri viventi.

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